Chi Siamo

Le parrocchie di S. Ruffillo e della Beata Vergine del Carmine di Monte Donato fanno parte della "Zona pastorale Toscana" a cui appartengono anche le due parrocchie di Madonna del Lavoro e S. Gaetano attualmente accorpate dopo che Mons. Luigi Lambertini, parroco di S. Gaetano, ha dovuto lasciare l'incarico per raggiuti limiti di età.
Anche le nostre due parrocchie, sono state accorpate dopo che, al parroco della Beata Vergine del Carmine, Don Raffaele Buono, è stato concesso di trasferirsi in Svizzera a Basilea per svolgere opera missionaria in tale territorio.
Attualmente sono rette da don Roberto Castaldi al quale è stato affidato il compito di parroco della parrocchia di S. Ruffillo ed amministratore della parrocchia di Monte Donato.
 

La parrocchia della Beata Vergine del Carmine si estende su un vasto territorio collinare che comprende i colli di S. Vittore, Barbiano, Monte Donato, Forte Bandiera, la zona di Jola dove sorge l'antica chiesetta parrocchiale di S. Michele Arcangelo di Jola e Monte Donato, ora sconsacrata e venduta a privato, e la parte alta di via Siepelunga. Entro i suoi confini si trova anche il piccolo gioiello del cenobio di S. Vittore risalente al 1100. Pur se l'estensione territoriale è ampia, vi risiedono poco più di 500 anime. Qui è consultabile lo stradario.

La chiesa, sede della parrocchia, sorge su luogo di culto molto antico, punto di riferimento per la comunità che nei secoli ha abitato nei vicini borghi dei cavatori di selenite e nelle campagne circostanti.

Nel 1502, grazie al contributo si alcuni eminenti cittadini, sul sito fu costruita una piccola chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, il cui culto era affidato ai frati carmelitani di San Martino, nel centro di Bologna.

Luogo di preghiera mariana e di culto popolare, la chiesa fu ampliata e restaurata nel corso del 1700, quando sussidiaria di San Giuliano e di San Silverio di Chiesanuova, fu affidata alla gestione delle Carmelitane Scalze allora presenti nel complesso di San Giuseppe e Teresa, in via Santo Stefano.

Nel 1800 ebbe un consistente ampliamento e divenne punto di riferimento per una comunità che si andava sempre più strutturando. Venne costruita una canonica nella quale soggiornavano alcuni monaci.

Non divenne però parrocchia, dipendendo infatti dal parroco di San Michele di Jola, che a sua volta era posta nell'ambito di San Ruffillo.

  collezione Fausto Malpensa

Il culto mariano legato alla Beata Vergine del Carmine non si è mai interrotto. Il luogo è sempre stato un "piccolo Monte Carmelo" per i devoti della Madonna ed un importante punto di riferimento pastorale per la comunità.

Durante la seconda guerra mondiale subì gravi danni, tra i quali la quasi totale demolizione del campanile.

  collezione Fausto Malpensa

Il suo restauro, ormai terminato, la candida ad essere, oltre che chiesa parrocchiale per la comunità di Monte Donato, un luogo di culto mariano e di adorazione eucaristica, con iniziative che possono coinvolgere tutta la zona pastorale.

 

La parrocchia di S. Ruffillo comprende il territorio ben più popolato che si affaccia su via Toscana sia dal versante ovest, quello collinare, che dal versante est e si estende fino al confine delle parrocchie di S. Gaetano e Madonna del Lavoro verso nord e quella di Rastignano verso sud oltrepassando il fiume Savena. Qui è consultabile lo stradario.

Della chiesa di S. Ruffillo presso Bologna si ha memoria fin dall’anno 996.

Si ipotizza che sia divenuta parrocchia entro i due primi decenni del Duecento, comunque prima del 1223. Dalla seconda metà del Trecento sono numerosi i documenti che riguardano la chiesa di S. Ruffillo e confermano la qualità di sede parrocchiale pur rientrando nei possedimenti del monastero di S. Stefano. Negli anni successivi al Concilio di Trento, i monaci Celestini di S. Stefano furono obbligati ad assumere direttamente il peso della cura pastorale di S. Ruffillo. In quegli anni vi era già eretta la Confraternita parrocchiale del Corpo di Cristo.

Due inventari, uno del 1573 e l’altro del 1589, forniscono informazioni sulla condizione della chiesa; nel primo è detto che all’altar maggiore vi era «uno tabernacolo grande indorato et figurato per tener il SS. Sacramento»; nel secondo si registra un quadro raffigurante il santo patrono della chiesa (un «S. Rofile dipinto in tela») e l’esistenza del battistero con la sua «croce in legno indorata che sta sopra la piramide». In quegli anni furono fatti altri lavori ed avvenne il completo distacco dall’abazia di S. Stefano, di cui era stata membro per circa sei secoli e le fu attribuita la qualifica di «capo di suburbio». Alla fine del Cinquecento la parrocchia contava circa 400 anime ed in quell’epoca venne eretta la Compagnia del SS. Sacramento . La chiesa venne interamente ricostruita nel 1618 e già nel 1632, accanto alla Compagnia del SS. Sacramento, si trova eretta la Compagnia del Rosario. Nel 1690, la chiesa, assunse dignità arcipretale ed il suo parroco il titolo di arciprete.

Alla fine del XVII secolo, poiché l’antico campanile posto sul lato nord della chiesa non era più in buone condizioni, si iniziò l’edificazione di una nuova torre campanaria sul lato opposto. La costruzione del nuovo campanile impegnò per oltre cinquant’anni i parroci ed i parrocchiani di S. Ruffillo fra il XVII ed il XVIII secolo. Nel 1723 i lavori furono terminati coprendo la cella campanaria con un tetto a quattro acque senza elevarvi sopra la prevista guglia che venne posata solo nel 1903. Nel 1792 si pose una quarta campana così da creare il classico concerto bolognese. Molti altri lavori furono eseguiti nel corso del XVIII secolo ma quello più importante fu indubbiamente la facciata della chiesa eretta nel 1771, di architettura tardobarocca.

Nel 1817, quasi interamente a spese dell’allora arciprete Luigi Piazza causa l’indigenza in cui versava la popolazione a seguito del regime napoleonico, venne ricostruita la chiesa, ormai fatiscente dietro alla sontuosa facciata del 1771. Non mancarono, in questo periodo, varie nuove iniziative religiose quali il pellegrinaggio al santuario della Madonna di S. Luca ed i nuovi statuti della Compagnia del SS. Sacramento. Alla fine del XIX secolo ed inizi del XX, il nuovo arciprete vivificò la vita della parrocchia con iniziative nel campo liturgico e catechetico ed anche in ambito sociale, istituendo la Cassa Rurale, un asilo infantile ed una scuola lavoro per i giovani al fine di contrastare la tendenza al distacco dalla religione , conseguenza della propaganda socialista.

Alla fine della grande guerra, la parrocchia cambiò il suo aspetto rurale subendo il processo di urbanizzazione della città.

Nel corso della seconda guerra mondiale, la chiesa, venne colpita da un bombardamento da cui ne uscì semidistrutta. Alla fine della guerra iniziarono i lavori di ricostruzione e la chiesa si presentò praticamente completata per la decennale del 1956.

Nel 1976 la parrocchia venne affidata all’Ordine Domenicano che la resse per alcuni decenni.

 
Bibliografia: San Ruffillo mille anni di storia
 

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